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Dopo aver acquistato lo stabilimento russo, il gigante ferroviario dell'Ungheria spinto verso la liquidazione

2026-01-13

Un tribunale di Budapest ha ordinato la liquidazione della società leader ungherese nella costruzione di materiale rotabile Ganz-MaVag International Zrt. e della sua controllata Dunakeszi Járműjavító, citando un grave stato di insolvenza e l'impossibilità di riprendere le attività senza un intervento esterno. La sentenza segnala il quasi collasso di un pilastro del settore manifatturiero ferroviario ungherese.

I problemi finanziari di Ganz-MaVag sono iniziati nel 2022, quando acquisì lo stabilimento di Dunakeszi da TransMash-Holding della Russia, insieme a ingenti perdite derivanti da un contratto del 2018 per la fornitura di vagoni merci all'Egitto. Il debito è cresciuto costantemente, con passività attuali superiori a 40 miliardi di HUF (circa 103 milioni di USD). Dopo che i finanziamenti si sono completamente esauriti nell'autunno del 2024, lo stabilimento di Dunakeszi ha interrotto tutta la produzione, nonostante detenesse in precedenza contratti di ricondizionamento per la compagnia ferroviaria statale ungherese MÁV.

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La situazione è peggiorata nel 2024 quando Ganz-MaVag, insieme al fondo sovrano ungherese Corvinus Zrt., ha tentato di acquisire il costruttore spagnolo di treni Talgo per 620 milioni di dollari USA, un'opportunità potenziale di rilancio bloccata dal governo spagnolo per "motivi di sicurezza". L'azienda, che impiega 673 persone, non solo assembla carrozze intermedie per i treni KISS EMU, ma fornisce da tempo anche servizi di manutenzione a MÁV. Tra i suoi ex proprietari figura il ministro della difesa attuale dell'Ungheria, Kristóf Szalay-Bobrovniczky.

Gli esperti avvertono che la chiusura dello stabilimento di Dunakeszi potrebbe paralizzare la base industriale dell'Ungheria e persino mettere in pericolo l'intero sistema produttivo di carri merci del paese. Sebbene il governo ungherese abbia preso in considerazione un intervento di salvataggio, il disavanzo di 40 miliardi di fiorini ungheresi si è rivelato proibitivo. I liquidatori stanno ora valutando due opzioni: vendere l'azienda allo Stato oppure trasferire le attività dopo il fallimento. Quest'ultima soluzione è particolarmente complessa, poiché le attività più critiche dello stabilimento sono rappresentate dalle varie certificazioni, il cui rilascio richiederebbe almeno un anno e mezzo a un nuovo operatore.

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Dal punto di vista industriale, il crollo di Ganz-MaVag non solo priva l'Ungheria della capacità di produrre materiale rotabile in ambito nazionale, ma aggiunge anche incertezze alla catena di approvvigionamento ferroviaria europea. Preservare le competenze tecniche fondamentali e i posti di lavoro è diventato una sfida urgente per il governo ungherese.

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